Siamo una Comunità di laici e vogliamo vivere con il Signore della Vita. In questo tempo. Abitando la città dell'uomo.
La fraternità palpabile, la compagnia col Signore e la missione verso i piccoli ritmano le nostre giornate di uomini e donne che lavorano, sperano, soffrono, partecipano all' elaborazione di una cultura capace di riconoscere la dignità di ogni uomo e di promuoverla.

Tema: Quale guadagno per tutta la fatica?

Canto iniziale: Salmo 19

Qo 1,1-11

Parole di Qoèlet, figlio di Davide, re a Gerusalemme.
Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
vanità delle vanità: tutto è vanità.
Quale guadagno viene all’uomo
per tutta la fatica con cui si affanna sotto il sole?
Una generazione se ne va e un’altra arriva,
ma la terra resta sempre la stessa.
Il sole sorge, il sole tramonta
e si affretta a tornare là dove rinasce.
Il vento va verso sud e piega verso nord.
Gira e va e sui suoi giri ritorna il vento.
Tutti i fiumi scorrono verso il mare,
eppure il mare non è mai pieno:
al luogo dove i fiumi scorrono,
continuano a scorrere.
Tutte le parole si esauriscono
e nessuno è in grado di esprimersi a fondo.
Non si sazia l’occhio di guardare
né l’orecchio è mai sazio di udire.
Quel che è stato sarà
e quel che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.
C’è forse qualcosa di cui si possa dire:
«Ecco, questa è una novità»?
Proprio questa è già avvenuta
nei secoli che ci hanno preceduto.
Nessun ricordo resta degli antichi,
ma neppure di coloro che saranno
si conserverà memoria
presso quelli che verranno in seguito.

Commento

Qoèlet è un libro scritto intorno al III secolo a.C., quando in Palestina giunge l’umanesimo ellenistico, che scuote profondamente le certezze del popolo giudaico e allo stesso tempo attira l’attenzione di alcuni intellettuali ebrei.

Qoèlet non ama la diffusione dell’ellenismo e sottolinea la crisi che genera nella cultura giudaica. Tuttavia, non si ferma a una critica sterile, ma va più a fondo nella natura del mondo nuovo che sta venendo alla luce.

Le domande di Qoèlet non nascono dalla sofferenza, ma sono quelle di un uomo appagato. Si presenta, infatti, come un uomo di successo: ha avuto una vita lunga, un potere ai massimi livelli, è latifondista, allevatore di bestiame, ha prestigio, ha conosciuto i piacerei del cibo e della carne ed è stato intraprendente.

Qoèlet mette le proprie riflessioni sulla sapienza sotto il manto di Salomone e presenta la sapienza giudaica sotto accusa e come un mito.

Il nome: Qoèlet è un participio presente del verbo “radunare” e si potrebbe tradurre con “animatrice”.

È un libro molto importante per la cultura di tutto il mondo: un compagno per tutti gli uomini in ricerca che non si accontentano delle visioni dogmatiche e delle ideologie. Non è un libro moralistico né consolatorio.

Le prime parole del libro contengono un riferimento a Salomone e a Gerusalemme e rappresentano le coordinate del discorso sulla sapienza, che si inserisce pertanto nella storia biblica e nella città santa.

Tutto è vanità. Il termine “vanità” si ebraico può significare “soffio, vento, spreco, vapore, assurdo, vuoto, nulla”. Qoèlet dice che tutto è un infinito nulla. Si può cogliere nel termine ebraico un’allusione ad Abele, il cui nome significa “fragilità”. Caino, invece, significa “acquisto”.

Alcuni esegeti si chiedono se Abele sia realmente esisto o se non sia un fantasma, cioè una percezione dello stesso Caino, la sua instabilità, con cui Caino ha combattuto per tutta la vita. Se Caino era un lavoratore non benedetto da Dio, allora Abele potrebbe essere il nome della sua frustrazione rispetto alla mancanza di benedizione divina?

Possiamo dire che in qualche modo tutti siamo Caino, perché abbiamo un’instabilità e perché la nostra vita fa i conti con un Dio che non vede il lavoro e che appare indifferente. Questo è il nulla che attraversa ogni uomo, che è fragile per natura, tanto che è evanescente il suo lavoro e in particolare il profitto.

Qoèlet trae il termine “profitto” dalla lingua ellenistica, per indicare una fede che promette il successo proprio grazie al potere economico. C’è un legame stretto tra il nulla e l’economia, tra il nulla e il profitto. Qoèlet lancia un messaggio molto chiaro alla cultura che vede nel profitto la certezza della vita: il profitto precipita come nulla, non lascia tranquilli, non può eliminare la vulnerabilità della vita umana.

Al posto della fragilità Qoèlet pone la perennità della terra. In tutto ciò che avviene sulla terra non c’è l’uomo che cerca il profitto. Dunque, la fragilità è una condizione esistenziale dell’uomo, che è incapace di dire la vita, di vedere e ascoltare il mondo. L’uomo vuole farsi padrone dell’ultimo soffio e invece resta solo un soffio.

Quando non riusciamo a tenere insieme la nostra dignità infinità con la nostra fragilità, allora siamo sulla via della vanità. Ogni umanesimo, che non sia vano, cerca la novità che cambia strada al rapporto tra potere e uomo: solo questa ricerca conduce alla possibilità di definire un uomo nuovo.

Canto finale: Salmo 8

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